25 febbraio 2014

CHIAMARLO AMORE NON SI PUÓ


Ventitré autrici e ventitré racconti per un corale stop alla violenza sulle donne.
Ciascuna di queste scrittrici per ragazzi affronta il tema della violenza sulle donne a proprio modo; chi in maniera più marcata, schietta e diretta, senza giri di parole, chi invece in maniera più lieve.
Il libro contiene pagine significative sull'educazione sentimentale, sull'innamoramento e sui rapporti con l'altro sesso. Da un lato ci insegna a non risparmiarci in amore, dall'altro a non amare troppo per non oltrepassare quel confine che dall'amore porterebbe all'abuso.
Amore ... Abuso: iniziano con la stessa lettera, ma è bene non confonderli! Concetti riassunti molto bene anche in copertina: il rosso che contorna il volto pensieroso della ragazza è il colore della passione e dell'amore. Ma anche del sangue.

E' decisamente riduttivo celare il nome delle scrittrici dietro la sigla AA.VV., per cui le nomino una per una, ringraziandole per la stesura di una prezioso testo come questo: Baccelliere Anna, Berello Alessandra, Bruno Rosa Tiziana, Degl'Innocenti Fulvia, Della Libera Ornella, Facchini Giuliana, Guidantoni Ilaria, Novello Laura, Paglia Isabella, Palumbo Daniela, Peduzzi Elena, Pezzetta Cristiana, Piccione Annamaria, Piovesan Manuela, Rocchi Livia, Saletta Maria Giuliana, Segrè Chiara, Staffieri Luisa, Strada Annalisa, Tromellini Pina, Varriale Pina, Walter Laura, Yehja Giamila.

18 febbraio 2014

NONNO VERDE



Sono della netta convinzione che spesso le opere per bambini abbiano il coraggio di affrontare tematiche difficili con una tale originalità da far impallidire la maggior parte della narrativa per adulti.
Ne è un esempio questo capolavor illustrato di Lane Smith, che tra immagini e parole, affronta il tema della vecchiaia, del ricordo, della malattia, il senso del lascito, il filo che lega ogni nostro passo agli altri esseri umani.
La storia è semplice: un bambino percorre sentieri, modellati dal nonno esperto giardiniere, dove ogni cespuglio ha forme particolari che simboleggiano ciascuna un momento saliente nella vita dell'uomo, ormai vecchio. Sono difatti l'eredità lasciata al nuovo, ma anche il filo di Arianna per ricucire memorie ormai sfilacciate.

Ogni scultura, che vive e muta nel tempo, è una vita intera, tutte le vite di ogni uomo, naturalmente destinate a scomparire. Ma se ciò che abbiamo fatto è buono, se abbiamo vissuto con passione, se abbiamo amato, questo dopo di noi, rimarrà. E la morte e la malattia sono solo altre tappe in questo divenire continuo che dalla terra ci riporta ad essa.

09 febbraio 2014

SWEET SALGARI


L'importanza di Emilio Salgari nella mia formazione è enorme, ma talvolta vissuta con un certo imbarazzo, come se l'Avventura fine a se stessa non dovesse appartenermi per coerenza con la maschera che avrei voluto portare.

Da bambini, la paura del tempo era inversamente proporzionale alla sua percezione: senza alcun senso di colpa si trascorrevano interi pomeriggi con pirati in Malesia, corsari nelle Antille, marinai in Australia e pionieri nel Far West.
Poi, nelle sere d'estate, si scendeva in cortile per giocare con gli amici a interpretare personaggi e situazioni di cui si era appena letto.
Poco importava se molti dei luoghi raccontati non esistevano, se l'autore non si era mai spostato dall'Italia o se scriveva per urgenze economiche, più che per slancio creativo: i suoi romanzi offrivano a un bambino più alternative al reale dell'Atari 2600 o dei cartoni animati alle quattro del pomeriggio.

Salgari era una figura disperata e senz'appello: figlio e padre di suicidi, suicida egli stesso. Non è difficile, dunque, credere alla stesura originale de Le Tigri di Mompracem, nella quale Sandokan, estratta la pistola, si sparava in bocca lacerato dalla morte di Marianna che, nella vita vera, si chiamava Ida e fu internata in manicomio.
Salgari fu avversato dal clero perché troppo laico, fu sottovalutato dalla critica per via di una certa predisposizione allo stereotipo ed una prosa non particolarmente curata, fu ignorato dagli educatori perché promotore di valori distanti dalla pedagogia dell'epoca; fu anche indegnamente sfruttato dai suoi editori che lo costringevano a ritmi di stesura sovrumani in cambio di compensi inconsistenti.

Paolo Bacilieri, in questo romanzo (bio)grafico, ne racconta la storia, con urgenza di risarcimento e  affettuosa partecipazione; rispettoso, ma crudo, procedendo per episodi apparentemente irrelati, raccontati con leggerezza pervasa di malinconia. Sospeso tra arte e miseria, ingenuità e cialtroneria.

Il 25 aprile del 1911 Emilio Salgari si tolse la vita come un eroe dei suoi romanzi, trasformando i boschi fuori Torino nella Giungla Nera e il rasoio da barba in una sciabola affilata: "Vi saluto spezzando la penna" scrisse "e a voi che vi siete arricchiti con la mia pelle mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali".