15 aprile 2014

PINOCCHIO: STORIA DI UN BAMBINO


Pinocchio: storia di un bambino è un romanzo grafico simbolico e sovversivo, nel senso etimologico del termine.
Ausonia, l'autore, rovescia e ribalta l'opera di Collodi: Geppetto è un burattino che vive in un mondo di vurattini dove la verità (parola proibita) e la giustizia, non sono le due facce della stessa medaglia. Dove l'omologazione è l'unica forma ammessa di espressione

Pinocchio è un pezzo di carne a cui il Grillo Parlante ha donato una sorta di "luccicanza", di coscienza di sè e delle proprie domande, un pezzo di carne che l'amore per Lucy(gnolo) rende definitivamente libero.
In pochi giorni di vita Pinocchio conosce lo stupro (Mangiafuoco), la prostituzione ( la Fata Turchina) e le percosse ( il Gatto e la Volpe ): "davvero molto per un bambino".
Eppure, la giustizia lo considera un colpevole senza appello: perchè quella del protagonista è una troppo ingenua e assoluta ricerca della verità.

Poi c'è la Guerra.
Quella contro i Grilli Paranti, la cui resistena è arroccata in un Paese Dei Balocchi che rifiuta un medioevo di burattini dominato dalla menzogna.

E la fine?
E' una resa: incondizionata, dolora, disperata. Ma consapevole.
Ed è l'inizio di una ricolta.

Il tratto di Ausonia, funzionale al racconto, propone figure grottesche, sgraziate e deformi, iperrealistiche. Colori acidi, inquadrature innovative, geometrie della tavola potenti, ma perfettamente leggibili.








06 aprile 2014

E LE STELLE NON STANNO A GUARDARE



Bentornati a Borgo Propizio!
“Un paese in collina, in un'Italia che può sembrare un po' fuori dal tempo” , un luogo apparentemente immobile, ma che, a guardarlo da vicino, pullula di vitalità.
E' bello poter entrare nella Latteria “Fatti Mandare dalla Mamma”, ritrovare Belinda e Letizia e sorseggiare il loro famoso latte alla vaniglia, oppure poter camminare insieme a Mariolina e Ruggero, o scoprire come se la passano Marietta, Ornella, Cesare, Claudia...
Ma c'è una novità: il nuovo sindaco Felice Rondinella (Felice di nome e di fatto) aiutato dai suoi concittadini, sta trasformando il Borgo!
Dal piccolo, silenzioso, disabitato (e pure infestato da un fantasma...forse...) paese qual è , vuole renderlo una piccola “perla” fra le più belle e ambite mete turistiche, mantenendo la sua integrità ma facendolo conoscere al mondo intero! 
E mentre fervono i  preparativi per un grande Festival culturale che servirà allo scopo (e si aprono le porte ai più sfrenati pettegolezzi di paese), le vite degli abitanti (“vecchi”) si intrecciano a quelle di nuovi (e rinnovati) conoscenti.

Un libro che diverte, stuzzica l'olfatto e il palato (evviva la crostata alla crema di ceci!); una storia da leggere tutta d'un fiato, intarsiata di quella ironia pungente a cui ci ha abituato Loredana Limone.


28 marzo 2014

TORNATRAS


Tornatràs: “torna indietro”...perchè “torna indietro”?
Non ve lo posso di sicuro dire, vi rovinerei il finale, ma posso raccontarvi le emozioni che scorrono sulle pagine del libro, quello si!
Ma partiamo dall'inizio...
La famiglia Toscani viene colta da una notizia terribile: papà Alvaro è morto nel naufragio della nave da crociera su cui suonava il violino, e Colomba, il fratellino Leo e mamma Evelina, a distanza di un anno non si sono ancora ripresi, soprattutto Evelina, una radiosa e frizzante donna prima, diventa apatica, incurante di sé stessa e dei figli, inebetita e sempre davanti alla tv, fino a quando,  proprio nel  giorno del compleanno di Colomba, la famiglia Toscani eredita un bellissimo appartamento a Milano;così partono da Genova nella speranza di trovare un po' di serenità e felicità nella nuova dimora, non sapendo che troveranno molto, ma molto di più!
L'appartamento è in un palazzo che ospita famiglie provenienti dai più svariati luoghi: Cina, India, Africa, sud Italia, e con loro le famiglie portano tradizioni, colori, aromi che rendono il palazzo vivo e pieno di calore. Colomba e Leo vengono “investiti” da nuova energia, fanno subito amicizia e si sentono meno oppressi dal dolore, anche Evelina sembra riacquistare nuovo vigore e sembra riprendere in mano la propria vita; ma qualcuno trama per cacciare via tutti gli inquilini “extracomunitari” per trasformare lo stabile in un lussuoso palazzo solo per vip, gente ricca e soprattutto con la pelle bianca...
Un racconto divertente e profondo di una delle più amate scrittrici per ragazzi Bianca Pitzorno, frizzante e appassionante in cui si ride, si piange, ci si indigna, ci si arrabbia e si vorrebbe prendere a calci nel sedere i prepotenti, ma anche ci si affeziona ai personaggi, si resiste e si combatte insieme a loro, e non si finisce mai di sperare... perchè alla fine, è proprio vero che la speranza è l'ultima a morire!

E quindi, TORNATRÀS! 
Perchè di sicuro, appena finirete il libro avrete voglia di tornare indietro e rileggerlo da capo.

11 marzo 2014

IL SALDATORE SUBACQUEO



Jeff Lemire è canadese: camicia a quadri, fronte ampia, naso solido e gigantesche mani da tagliaboschi.
Nel 2012, dopo aver scritto quattro anni prima  Essex County e aver ricevuto l'incarico di rilanciare l'universo Vertigo, si ritaglia il tempo per una pubblicazione fortemente voluta, proposta alla TopShelf, con l'intento di raccontare le vicende di Joseph Jack, uomo di lettere con la vocazione degli abissi marini.
Perché il lavoro del Saldatore Subacqueo si presta alla facile metafora di colui che si ritrova costretto a far combaciare i pezzi pur essendo sotto pressione.
Più o meno come un uomo che deve smettere di essere figlio per diventare genitore.
E l'unica via per riuscirci è accettare da un lato le proprie colpe, dall'altro i limiti umani di un padre che si aveva l' urgenza di idealizzare:  rincorrendo nell'acqua i lineamenti dell'uno sovrapposti alle rughe dell'altro.
Passato sommerso e futuro incerto.
Il disegno di Lemire è grezzo ma espressivo, la scrittura essenziale ma intensa, ragionate le soluzioni grafiche, talvolta fortemente cinematografiche nella resa.

05 marzo 2014

RAGAZZE MANCINE

Un buon libro che mi ha tenuto tanta compagnia nei giorni in cui l'influenza ha avuto la meglio sul fisico e sull'umore! Così definirei "Ragazze mancine" di Stefania Bertola, ed Einaudi. Un romanzo naif tutto al femminile, che lascia spazio a considerazioni intelligenti, non banali e ben scritto. Le due protagoniste sono decisamente diverse l'una dall'altra, a tratti forse mal si sopportano; le loro vite si incontratno/scontrrano accidentalmente e si uniscono per un certo periodo del loro percorso, dando così avvio ad una convivenza coatta fatta di screzi iniziali, che si trasforma poi in rispetto ed educazione l'una per l'altra.

Adele è la trentaduenne che si ritrova povera in canna in un battibaleno; il marito la abbandona senza lasciarle nemmeno un centesimo in tasca. Proprio a lei doveva capitare tutto ciò, che fin da piccola aveva le idee chiare: fare la mantenuta! Ma attenzione...per lei "fare la mantenuta" non significa andare dal parrucchiere e dall'estetista tutti i giorni, indossare capi firmati; il suo farsi mantenere è da intendere come un puro arricchimento personale, dedicando il tempo libero dal lavoro, alla cultura e alla ricerca della bellezza, visitando mostre, viaggiando, ampliando le proprie conoscenze
Eva, molto più giovane di Adele, ma con più senso di responsabilità e di rigore, dovendo crescere e gestire da sola una bambina, si pone come una sorta di antitesi di Adele, sotto tutti i punti di vista.

Diverse, è vero! Con un aspetto che però le unisce: una diffidenza nei confronti degli uomini non troppo velata!











25 febbraio 2014

CHIAMARLO AMORE NON SI PUÓ


Ventitré autrici e ventitré racconti per un corale stop alla violenza sulle donne.
Ciascuna di queste scrittrici per ragazzi affronta il tema della violenza sulle donne a proprio modo; chi in maniera più marcata, schietta e diretta, senza giri di parole, chi invece in maniera più lieve.
Il libro contiene pagine significative sull'educazione sentimentale, sull'innamoramento e sui rapporti con l'altro sesso. Da un lato ci insegna a non risparmiarci in amore, dall'altro a non amare troppo per non oltrepassare quel confine che dall'amore porterebbe all'abuso.
Amore ... Abuso: iniziano con la stessa lettera, ma è bene non confonderli! Concetti riassunti molto bene anche in copertina: il rosso che contorna il volto pensieroso della ragazza è il colore della passione e dell'amore. Ma anche del sangue.

E' decisamente riduttivo celare il nome delle scrittrici dietro la sigla AA.VV., per cui le nomino una per una, ringraziandole per la stesura di una prezioso testo come questo: Baccelliere Anna, Berello Alessandra, Bruno Rosa Tiziana, Degl'Innocenti Fulvia, Della Libera Ornella, Facchini Giuliana, Guidantoni Ilaria, Novello Laura, Paglia Isabella, Palumbo Daniela, Peduzzi Elena, Pezzetta Cristiana, Piccione Annamaria, Piovesan Manuela, Rocchi Livia, Saletta Maria Giuliana, Segrè Chiara, Staffieri Luisa, Strada Annalisa, Tromellini Pina, Varriale Pina, Walter Laura, Yehja Giamila.

18 febbraio 2014

NONNO VERDE



Sono della netta convinzione che spesso le opere per bambini abbiano il coraggio di affrontare tematiche difficili con una tale originalità da far impallidire la maggior parte della narrativa per adulti.
Ne è un esempio questo capolavor illustrato di Lane Smith, che tra immagini e parole, affronta il tema della vecchiaia, del ricordo, della malattia, il senso del lascito, il filo che lega ogni nostro passo agli altri esseri umani.
La storia è semplice: un bambino percorre sentieri, modellati dal nonno esperto giardiniere, dove ogni cespuglio ha forme particolari che simboleggiano ciascuna un momento saliente nella vita dell'uomo, ormai vecchio. Sono difatti l'eredità lasciata al nuovo, ma anche il filo di Arianna per ricucire memorie ormai sfilacciate.

Ogni scultura, che vive e muta nel tempo, è una vita intera, tutte le vite di ogni uomo, naturalmente destinate a scomparire. Ma se ciò che abbiamo fatto è buono, se abbiamo vissuto con passione, se abbiamo amato, questo dopo di noi, rimarrà. E la morte e la malattia sono solo altre tappe in questo divenire continuo che dalla terra ci riporta ad essa.

09 febbraio 2014

SWEET SALGARI


L'importanza di Emilio Salgari nella mia formazione è enorme, ma talvolta vissuta con un certo imbarazzo, come se l'Avventura fine a se stessa non dovesse appartenermi per coerenza con la maschera che avrei voluto portare.

Da bambini, la paura del tempo era inversamente proporzionale alla sua percezione: senza alcun senso di colpa si trascorrevano interi pomeriggi con pirati in Malesia, corsari nelle Antille, marinai in Australia e pionieri nel Far West.
Poi, nelle sere d'estate, si scendeva in cortile per giocare con gli amici a interpretare personaggi e situazioni di cui si era appena letto.
Poco importava se molti dei luoghi raccontati non esistevano, se l'autore non si era mai spostato dall'Italia o se scriveva per urgenze economiche, più che per slancio creativo: i suoi romanzi offrivano a un bambino più alternative al reale dell'Atari 2600 o dei cartoni animati alle quattro del pomeriggio.

Salgari era una figura disperata e senz'appello: figlio e padre di suicidi, suicida egli stesso. Non è difficile, dunque, credere alla stesura originale de Le Tigri di Mompracem, nella quale Sandokan, estratta la pistola, si sparava in bocca lacerato dalla morte di Marianna che, nella vita vera, si chiamava Ida e fu internata in manicomio.
Salgari fu avversato dal clero perché troppo laico, fu sottovalutato dalla critica per via di una certa predisposizione allo stereotipo ed una prosa non particolarmente curata, fu ignorato dagli educatori perché promotore di valori distanti dalla pedagogia dell'epoca; fu anche indegnamente sfruttato dai suoi editori che lo costringevano a ritmi di stesura sovrumani in cambio di compensi inconsistenti.

Paolo Bacilieri, in questo romanzo (bio)grafico, ne racconta la storia, con urgenza di risarcimento e  affettuosa partecipazione; rispettoso, ma crudo, procedendo per episodi apparentemente irrelati, raccontati con leggerezza pervasa di malinconia. Sospeso tra arte e miseria, ingenuità e cialtroneria.

Il 25 aprile del 1911 Emilio Salgari si tolse la vita come un eroe dei suoi romanzi, trasformando i boschi fuori Torino nella Giungla Nera e il rasoio da barba in una sciabola affilata: "Vi saluto spezzando la penna" scrisse "e a voi che vi siete arricchiti con la mia pelle mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali".

24 gennaio 2014

Il gruppo



Quando ho terminato la lettura di questo splendido libro, mi è venuto spontaneo chiedermi perchè non l'ho letto a vent'anni: probabilmente mi avrebbe cambiato la vita. 
Perché non l'ha letto mia madre quando aveva vent'anni e quando il libro era stato appena pubblicato? Di certo le avrebbe cambiato la vita. 
Perciò la domanda principale che mi assilla è: perchè una scrittrice sublime come Mary McCarthy, che solo per un caso del destino scopro essere stata tra le fonti di ispirazione di un Philip Roth agli esordi, e amica intima di una delle menti più lucide del novecento Hanna Arendt, tanto da regalarci una corrispondenza epistolare di cui farne tesoro (se solo venisse ancora ristampata), è scomparsa dagli scaffali? Perchè in un paese come il nostro è pressochè sconosciuta? Ma forse nella domanda la risposa: perchè è un paese come il nostro, con tutto quello che quotidianamente possiamo osservare. Romanzo pubblicato nel '63 negli Stati Uniti, ma ambientato tra il '33 e gli inizi della Seconda Guerra Mondiale, "Il Gruppo" racconta i destini di 8 giovani donne, tutte compagne di studi al prestigioso Vassar College, sulla East Coast. 
Nel leggere delle loro alterne vicissitudini, dalla tragedia alla farsa, e qualche volta al lieto fine, ci si rende conto che siamo davvero nani sulle spalle di giganti: tutto quello che pensiamo di aver ottenuto durante la rivoluzione culturale e sessuale degli anni Sessanta e Settanta era già presente negli anni Trenta. 
Questo dovrebbe insegnarci un po' di umiltà e nello stesso tempo dare a noi donne uno sprone maggiore: cosa abbiamo ottenuto davvero in questi ultimi anni?
Nel romanzo della McCarthy si discuteva già di orgasmo femminile, di diaframmi, del dilemma carriera/famiglia, di allattamento al seno, di relazioni lesbiche. Dovrebbero far leggere questo libro in ogni scuola superiore italiana, tra l'altro perchè è scritto in uno stile sublime, puntiglioso, elegante senza mai una sbavatura, una parola al posto sbagliato. Ma non avverrà mai perchè tra gli altri argomenti trattati, nei primissimi capitoli l'autrice affronta l'iniziazione sessuale di una delle protagoniste. 
Forse l'avessi letto a vent'anni mi sarei risparmiata una buona dose di inutili e stantii sensi di colpa, odoranti d'incenso e falso moralismo, forse avrei impiegato meno di trenta anni prima di accorgermi che sotto la mia testa esisteva qualcosa. 

Comunque ora che ho letto questo libro posso vivere con più coscienza il mio prossimo ingresso in un'altra fase della mia vita: grazie signora McCarthy. Quando la gente dice che i libri non cambiano la vita, non sa di che libri si sta parlando!